Te lo dice io

Te lo dice io:

siamo fatti per l’aperitivo.

Olive, capperi, acciughe,

carciofini,

patatine,

noccioline,

cipolline,

funghetti,

sfere di peperone piccante ripiene di tonno

(del diametro di 1,5-2 cm)…

Il primo a capire, un secolo e mezzo fa, è un professore di Basilea.

Aperitivo!

E giù a rotta di collo per il pendio

olimpico, insieme a voci e natiche.

Si stava dicendo?

Non importa, qui,

l’orgoglio è merda.

Si comincia

(anche) da qui.

Il passato,

per vocazione,

sviene.

Chi parla dell’uomo primitivo,

dei dinosauri o della prima

cellula

ha senz’altro bene in mente

un modello dettagliato

dell’ambiente.

Il dunque è fatalmente

fuori portata,

tocca di fermarsi a un passo

e sibilare, come la vipera,

all’attenzione del custode.

Probabile

(Il pezzo che segue è quello che sembra: un breve esercizio di pornografia, solo un po’ ripensata e un po’ anche parodiata.)

Da dietro, subito nel culo. Le tappo la bocca e ora mugola in sordina. Entro e esco del tutto quattro o cinque volte, dopo, resto dentro e pistóno con la cadenza del passista, ampio e regolare.

“Rimettiti il costume.”

Lei mi guarda sconvolta e si rimette il costume.

“Vai.”

Lei allunga la mano verso il mio glande ancora scoperto e lo accarezza; poi si gira, afferra la maniglia della porta – ma si rigira e domanda:

“Non succederà… più?!”

“Probabile.”

Bello

Bello immaginare di agire come l’uomo determinato

che dice: “Ok.”

Bello, cioè, progettare e inscenare qualsivoglia

stupida pagliacciata.

Bello, insomma, immaginare d’essere l’incarnazione più aggiornata

della Potenza.

Bello, per dirla nel modo giusto, credere a quello che si afferma

ma che poi si fa.