Sulle cose da poco

È un’ingiustizia considerare “cose da poco” le cose che sembrano, per opinione comune, cose da poco. Capisco che si diano gerarchie di valori più o meno fondate e condivise ma niente mi toglie dalla testa che non esistono cose propriamente “da poco”. Le cose giudicate “da poco” sono banalmente il risultato di un lassismo o di un’estenuazione del volere e del sapere, ovvero una specie di resa del volere e del sapere a un’incessante e insostenibile stimolazione della realtà. La realtà, che per statuto inghiotte tutto, per l’essere umano che in qualche modo la riflette e la rappresenta, è una causa persa in partenza.

All’evidenza

Devo arrendermi, credo, all’evidenza: io sono, al mio livello, uno scrittore mortalmente assertivo per quanto intenzionalmente incendiario.

L’asserzione è un bel problema, soprattutto oggi con questa proliferazione mostruosa di io che in quanto tali asseriscono incautamente ma volentieri.

Pensa a che cosa è adesso il Soggetto. Do you remember quella “cosa” che agiva? Per cui si sapeva, fra l’altro, chi andare a cercare nel caso?

Oppure pensa a che cosa è adesso la Realtà. Non può che essere o un Kandinskij o un Rothko o un Burri o un Vedova.

Biennale d’Arte di Venezia 2022

La linea dell’edizione di Cecilia Alemani predilige e documenta, coerentemente del resto col brutto titolo (non riesco proprio a farmelo piacere), Il latte dei sogni=The Milk of Dreams, un’estetica organica molto compromessa col surrealismo, da cui l’orgia di connessioni più o meno inopinate o scioccanti e di déjà vu.

Miglior padiglione per me quello della Spagna, di Ignasi Aballì, che è in sè, nei suoi interni appena corretti, l’Opera, tutta bianca, a parte il bianco sporco delle correzioni appunto, e vuota, ovvero invasa di chiaro. Titolo: Correciòn.